A prima vista

Il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno

L’Italia non è un paese per mamme, vittime di un sistema economico che guarda solo al profitto e relega la gravidanza ad una scomodità improduttiva. Il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno. È questa l’immediata e lampante verità che emerge dall‘inchiesta aperta da L’espresso  e che mostra dati drammatici rispetto al destino delle donne che si ritrovano ad essere mamme per la prima o (peggio) per la seconda volta.

Nell’ultimo quinquennio i casi di mobbing da maternità ai danni delle lavoratrici italiane hanno subito un incremento del 30%. Lo rilevano i più recenti dati dell’Osservatorio Nazionale Mobbing che precisa che negli ultimi due anni 800mila donne sono state costrette a dare le dimissioni a seguito della maternità.

In un articolo de L’Espresso, si racconta della storia di Cristina, professione architetto, che per nascondere la pancia che cresceva ha indossato per quasi sette mesi un corpetto contenitivo. E’ stata operata con un cesareo d’urgenza, sua figlia è nata con tre mesi d’anticipo ed è rimasta per sessanta giorni in terapia intensiva. Daniela, impiegata in un supermercato con la mansione di scarico merci, la sua gravidanza l’ha rivelata quasi subito. Per il suo capo però non ha fatto molta differenza: le ha detto che poteva comunque continuare a svolgere la maggior parte del lavoro “fisico” e si è mostrato infastidito all’idea di dover mettere in sicurezza l’ambiente di lavoro, secondo la legge. Quando ha avuto un aborto spontaneo, è stata trasferita in un altro negozio con conseguente degradamento delle mansioni e meno soldi in busta paga. Ad Alessia, donna manager, l’azienda ha “perdonato” il primo figlio. Quando però è rimasta incinta la seconda volta, al rientro al lavoro ha trovato la sua scrivania occupata da una collega più giovane e più disponibile agli straordinari notturni.

Maternità: il primo figlio arriva sempre più tardi.

Sempre secondo l’Osservatorio, 4 madri su 10 vengono costrette a dare le dimissioni per effetto di “mobbing post partum”. Con un’incidenza superiore nelle regioni del Sud (21%), del Nord Ovest (20%) e del Nord Est (18%). Anche se la situazione più allarmante si registra nelle metropoli, Milano in testa.

I casi che si trasformano in effettive denunce, però, sono pochi. Ad averla vinta, inoltre, sono quasi sempre le aziende: nella maggior parte dei casi la lavoratrice si limita ad avviare una causa al Tribunale del Lavoro e, senza neppure portarla a termine, stremata da quella che diventa un’autentica guerra psicologica, rassegna le dimissioni. Spesso – confermano i sindacati – la denuncia verso i datori di lavoro viene ritirata senza avere neppure raggiunto un adeguato compromesso economico. Le lavoratrici subiscono in silenzio e quindi, esasperate e avvilite, se ne vanno per sempre.